Dirigente

Il mestiere del dirigente

Studiare è un’attività sportiva. Insegnare è allenare gli alunni all’attività sportiva.

Lo studio è sport perché è un’attività che si pratica per il piacere di praticarla, perché è bello conoscere, è bello sapere. In età infantile e in alcuni casi anche durante l’adolescenza studiare non è legato ad una finalità pratica, che diventa centrale solo in un secondo tempo.

Lo studio sportivo è tipico della scuola di base (elementare e media inferiore, nel nostro Paese) e nella scuola media superiore che non abbia carattere professionale. I contenuti professionali di una scuola sono naturalmente importanti, ma possono essere coltivati con successo solo se gli alunni hanno appreso ad imparare. E una buona scuola educa anzitutto ad imparare, perché imparare è un piacere, imparare è bello.

Studiare è uno sport, esige quindi impegno e disciplina. Ma il bello è che essendo uno sport si può praticare a vari livelli. Si può andare in bicicletta senza essere Coppi o Bartali, ma sapendo stare in strada senza essere pericolosi per sé o per gli altri. Impegno e disciplina sono comunque, richiesti diversamente non ci saranno risultati.
La scuola dunque educa anche il comportamento degli alunni. Il piacere di imparare non è privo di difficoltà. Come in ogni sport, occorre affrontare la fatica e l’insuccesso: la scuola educa a concentrarsi, a non scoraggiarsi, ad impegnarsi seriamente, ad acquisire un passo costante. Questo dell’educazione del comportamento impegnato e duraturo nel tempo è il cuore della finalità della scuola.

Infine una buona scuola è una scuola democratica, capace cioè di annullare, o più realisticamente di attenuare le differenze di condizione culturale degli alunni. La scuola è l’istituzione preposta a correggere gli effetti della disuguaglianza sociale. Imparare davvero ad impadronirsi della propria lingua e delle altre si può; acquisire gli strumenti mentali del ragionamento e del calcolo si può: la scuola è impegnata a dare una vera formazione ai suoi alunni più grezzi culturalmente, affinché la loro condizione sociale di partenza non sia condannata a rimanere tale.

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