Insegnante

Cominciai la mia attività di insegnante già al secondo anno di Università nel 1973 in una scuola privata di Milano, che oggi non è più attiva. E continuai da supplente temporanea negli anni successivi in diverse scuole medie inferiori e superiori.

Appena laureata cominciai a lavorare come insegnante di italiano in un Istituto Professionale con sedi tra Sesto S.G., Cinisello e Trezzo sull’Adda. Avvertii subito che il modello dei miei insegnanti non aveva nessuna possibilità di essere riprodotto in questo nuovo ambiente.
Passai poi al liceo scientifico a Vimercate prima al triennio (per un anno) poi al biennio (per diversi anni). Proprio insegnando al biennio, emerse l’impossibilità per me di essere come i miei insegnanti, sia quelli amati, sia quelli non amati.

Per essere sintetica potrei dire questo: mi resi conto che loro avevano lavorato in un ambiente in cui tra cultura della scuola e cultura della famiglia c’era una sostanziale sintonia, i valori della scuola erano quelli dell’educazione familiare. Nel nuovo ambiente in cui io mi trovavo quella sintonia non c’era più.

Per questo cominciai a interessarmi ai problemi dell’identità di questi nuovi alunni: era necessario sapere chi fossero i destinatari delle mie lezioni.
Da quel momento cambiai tutto e nei contenuti del programma del corso di Italiano (aderii con interesse alle proposte che via via emergevano sull’insegnamento di Italiano come educazione linguistica) e nella loro organizzazione didattica e soprattutto nel mio modo di stare in classe.
L’anno più importante nella maturazione di queste convinzioni e poi nella messa a punto di una pratica didattica capace di coinvolgere attivamente gli studenti fu quello che trascorsi appena immessa in ruolo all’Istituto Tecnico Industriale di Vimercate.
Lì fui collocata in un triennio: il mio lavoro fu volto al recupero delle abilità linguistiche di quegli studenti, che giudicavo scarsamente educate nel biennio. Lì adottai anche per la prima volta il programma di Letteratura Italiana con la scelta di dedicare l’ultimo anno di studio al Novecento (ero ancora persuasa che questo sarebbe stato importante).
Lì compresi bene anche il valore degli strumenti informatici nell’insegnamento della mia materia. Non soltanto l’uso dei computer costituiva lo strumento affettivo che mi consentiva di motivare allo studio e alla scrittura studenti che erano molto lontani dal condividere con me questi piaceri, ma mi resi conto anche dell’efficacia dell’informatica nel potenziare le capacità di espressione dei miei allievi: usare un word processor aiuta!

Alcune esperienze di vita scolastica

Negli anni del liceo scientifico 1978/1983, preside il prof. Augusto Vegezzi, un’esperienza molto importante per me fu il mio coinvolgimento nella gestione di tutte quelle attività che si sforzavano di dare una risposta ai bisogni educativi che emergevano da questi nuovi studenti.

Fui la coordinatrice di un corso di Educazione civica, cui invitammo l’allora sindaco di Vimercate, dott. Villa, ed altri esponenti del mondo politico cittadino. Il corso si svolgeva nell’ambito delle ore dedicate all’insegnamento dell’Educazione Civica all’interno dell’insegnamento di Storia, fu un’iniziativa approvata dagli Organi Collegiali ed ebbe un certo successo per la sua novità (sto rievocando fatti del 1979/80).
Fui anche la coordinatrice di un corso di educazione sessuale, anche questo debitamente approvato dagli Organi Collegiali, che si sviluppò lungo l’intero anno scolastico coinvolgendo l’insegnamento di più discipline e alcune ore extracurricolari.
In quell’occasione (era l’anno scolastico 1981/82) comincia a collaborare con i servizi messi a disposizione delle scuole dall’USSL (così si chiamavano allora le ASL !), e cominciai ad avere rapporti di collaborazione con psicologi, esperti di tossicodipendenze, medici.

Collaborai con il preside Vegezzi anche all’organizzazione di numerose attività culturali che si svolgevano nel pomeriggio: conferenze sui grandi temi della cultura contemporanea, mostre, seminari sul cinema, stage di recitazione teatrale, familiarizzazione con la biblioteca, organizzazione della biblioteca stessa.
Il fatto è che il preside Vegezzi aveva una nozione molto ampia di attività scolastiche, comprendendo nel concetto non solo le attività curricolari, ma anche tutto ciò che contribuisce a fare della scuola un vero e proprio centro di elaborazione e fruizione della cultura.

Furono esperienze molto importanti per me, ne apprezzai il valore innovativo, anche se in seguito maturai l’idea che per gestire tutto ciò fosse necessario da un lato avere le risorse umane, dall’altro non incorrere nell’equivoco dello svuotamento di valore delle discipline: se infatti tutte queste iniziative possono avere un valore formativo, è anche vero che esso non è più forte di quello che viene dalle discipline del curricolo, a condizione che siano insegnate in modo rigoroso e insieme creativo, non libresco.

Altre esperienze poi vissute durante il periodo in cui lavorai all’I.T.I.S. “Einstein” di Vimercate sono invece legate all’apertura della scuola al mondo del lavoro. Il preside Pedalino era sensibile al rapporto tra la scuola e il tessuto produttivo entro cui la scuola opera: di qui lo stimolo dato agli insegnanti ad esplorare quel mondo, costruendo occasioni di collaborazione tra loro e le aziende.
Fu il preside Pedalino che incoraggiò il mio impegno nell’Associazione Pinamonte di Vimercate, che si proponeva tra le sue finalità anche quella di costruire un canale di comunicazione tra mondo produttivo e mondo scolastico. Fu in quest’ambito che cominciai a sperimentare l’organizzazione degli stage scuola/lavoro per gli studenti delle mie classi e l’organizzazione di corsi di formazione professionale post-diploma; in quell’ambito iniziai anche a progettare e gestire corsi di riconversione per chi già occupato abbia necessità di aggiornare il proprio bagaglio di formazione professionale, ed infine corsi di aggiornamento per gli insegnanti sia su problemi tipicamente disciplinari (l’insegnamento dell’italiano e della sua letteratura) sia sull’uso didattico delle nuove tecnologie.

Dal 1984/85 cominciai infatti a sperimentare l’uso delle tecnologie informatiche in classe mentre facevo lezione, comprendeno il forte valore motivazionale e cognitivo che l’informatica metteva a disposizione della scuola. Quando ero già passata al Liceo classico “Zucchi” di Monza proposi al Consiglio di Istituto di allestire una postazione di lavoro per il docente con un computer, una lavagna luminosa, un data-display a cristalli liquidi in modo da dotarlo di una lavagna elettronica (un’antenata della LIM), che permette al docente di spiegare, mostrando alcuni oggetti: i concetti fondamentali del suo discorso, ad esempio; o carte geografiche, immagini di quadri, monumenti, etc. La lavagna elettronica serve anche per scrivere e presentare i concetti fondamentali esposti dallo studente interrogato: per la classe questo è un sistema immediato di controllo della coerenza, cioè dell’organizzazione logica, del discorso, che si va facendo. Non occorrono grandi risorse per utilizzare così un computer: basta un word processor. Da dirigente realizzai poi tutto questo non solo in un laboratorio, ma in ogni aula della scuola … e con mezzi migliori!

Il rapporto coi presidi e coi colleghi

Credo di aver avuto molta fortuna nell’aver incontrato come giovane insegnante prima un preside come il prof. Vegezzi, poi un preside come l’ing. Pedalino. Due figure assai diverse, eppure molto significative nella mia storia professionale.
Il primo per l’apertura e l’attenzione ai problemi non strettamente scolastici della vita di una scuola, la sensibilità cioè a tutto ciò che costruisce la motivazione degli alunni.
Il secondo per l’attenzione alla gestione della vita scolastica e delle sue componenti, e per la ricerca di occasioni di valorizzazione professionale degli insegnanti, aprendo la scuola al mondo del lavoro, attraverso le attività di stage, le collaborazioni professionali con il mondo aziendale, l’organizzazione di corsi di formazione per il personae delle aziende stesse.

Molto importanti furono anche le vicende professionali condivise con alcuni colleghi dapprima nel liceo scientifico, poi nell’istituto tecnico e infine nel liceo classico. Significative furono le riflessioni con alcuni colleghi di Lettere con cui lavoravo nei primi anni o incontrati poi nelle attività di aggiornamento sulla necessità di rinnovare l’insegnamento di Italiano, potenziando in modo determinante le valenze di educazione linguistica con l’obiettivo della padronanza espressiva nella lingua madre e nelle lingue straniere.

Man mano che i miei interessi si evolvevano verso l’uso didattico delle nuove tecnologie divennero estremamente importanti anche i rapporti con i colleghi delle discipline scientifiche, nel frattempo coinvolti nel P.N.I.

Facendo un bilancio a posteriori ritengo che i rapporti più proficui per me si siano costruiti nei consigli di materia. Più difficili furono invece i rapporti coi colleghi nei consigli di classe. Solo raramente mi riuscì di costruire delle unità didattiche collaborative nell’ambito del lavoro di classe coi colleghi. La ragione penso stia nel fatto che nei consigli di materia è possibile (non sempre, ma qualche volta) lavorare aggregandosi per interessi, laddove il consiglio di classe è invece aggregato secondo altri criteri e frenato anche da insegnanti che tendono a conservare il più possibile ciò che è consolidato da una lunga esperienza.

L’aggiornamento professionale

Un ruolo significativonella mia formazione professionale ebbe l’aggiornamento che frequentai dapprima su stimolo dei presidi con cui ebbi la venura di lavorare, poi per scelta determinata dagli iteressi professionali che via via maturavano.
In un primo tempo i miei interessi si rivolsero all’insegnamento della mia disciplina (italiano): di qui l’interesse per i grandi problemi dell’educazione linguistica, la mia attenzione ai corsi organizzati dalle associazioni professionali degli insegnanti sul tema (il CIDI, il LEND, il GISCEL), cuminati poi nel 1983 in un Convegno a Viareggio organizzato da CIDI e LEND sul tema “L’educazione linguistica dalla scuola di base al biennio della superiore”.

I problemi dell’insegnamento di Italiano sono stati centrali nella mia carriera professionale.

E’ importante dire che i miei interessi per le nuove tecnologie maturarono sulla base di una intensa riflessione circa i contenuti del mestiere di insegnante di italiano. A proposito dell’informatica vorrei poi ricordare in modo particolare il corso organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione in collaborazione con I.B.M. nell’anno scolastico 1984/85 sull’uso “trasversale” delle nuove tecnologie nei curricoli; vorrei ricordare anche il primo corso di alfabetizzazione informatica che frequentai nell’anno precedenete organizzato dal Liceo scientifico “Banfi” in collaborazione on l’OPPI di Milano. Furono corsi di alto livello, sia per l’impegno del numero delle ore, sia per i contenuti in essi affrontati.

La collaborazione con la casa editrice La Nuova Italia

Le esperienze professionali maturate furono poi all’origine dei miei interventi sulle riviste specializzate dedicate ai problemi dell’insegnamento e della mia collaborazione con la casa editrice La Nuova Italia di Firenze, per cui ho scritto due manuali, uno nel 1990 per gli insegnanti di italiano sul problema dell’organizzazione del curriolo nel biennio, uno nel 1993 per gli studenti dei Trienni superiori sulla scrittura, per imparare a scrivere in modo efficace anzitutto a scuola e in altre situazioni comunicative: il manuale era in gran parte dedicato all’analisi dei testi letterari e al loro commento secondo diversi paradigmi critici, ma aveva, nella seconda edizione del 1997, un floppy-disk allegato con esercizi di scrittura al di fuori del tradizionale corso di Storia della letteratura italiana.

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